Italian Press Release

Rapporto della Campagna internazionale contro le armi nucleari (ICAN) svela i finanziamenti globali ai produttori di armi nucleari

Anche ditte e banche italiane operative nel settore mentre l’Italia continua a votare all’ONU contro le risoluzioni per l’avvio di negoziati per una Convenzione sulle armi nucleari

05 marzo 2012: Due gruppi bancari ampiamente operativi in Italia figurano nella lista degli istituti di credito che sono maggiormente attivi nel finanziamento all’industria degli armamenti nucleari: si tratta del gruppo francese BNP Paribas e della tedesca Deutsche Bank che con le statunitensi Bank of America, BlackRock e JP Morgan Chase e la giapponesi Mitsubishi UFJ Financial formano il gruppo delle realtà finanziare “most heavily involved” (più pesantemente coinvolti) nel sostegno ai produttori di armi nucleari (p. 6).

Lo rivela il rapporto diffuso oggi dalla Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) dal titolo “Don’t Bank on the Bomb. I finanziamenti globali ai produttori di armi nucleari”. Il rapporto, redatto sulla base dell’ampia indagine in campo finanziario svolta dal gruppo di ricerca olandese Profundo, identifica più di 300 tra banche, fondi pensione, compagnie assicurative e gestori di fondi basati in 30 paesi che con ingenti investimenti sosteng  ono i produttori di armi nucleari. Lo studio di 180 pagine fornisce i dettagli delle transazioni finanziarie dei gruppi bancari e assicurativi con le 20 aziende del nord America e dell’Europa occidentale maggiormente attive nella fabbricazione, manutenzione e modernizzazione degli armamenti nucleari di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e India.

Questa situazione di sostegno finanziario alla produzione di armi nucleari si allinea al poco coraggio dei Governi, compreso quello italiano, che non hanno ancora dimostrato nei fatti di volere una Convenzione per la messa il bando delle armi nucleari. L’Italia – come vedremo successivamente – ha infatti votato di recente contro tutte le risoluzioni che impegnerebbero la comunità internazionale ad iniziare un percorso di disarmo nucleare globale

“Finanziando i produttori di armi nucleari, i gruppi bancari e finanziari favoriscono a tutti gli effetti la proliferazione nucleare. Ciò mina gli sforzi per raggiungere un mondo libero dalle armi nucleari e aumenta il rischio che un giorno queste armi di distruzione di massa siano utilizzate ancora una volta” – ha dichiarato Tim Wright, attivista della campagna ICAN e co-autore del rapporto. Gli attivisti per il disarmo nucleare si appellano perciò alle istituzioni finanziarie chiedendo di sospendere gli investimenti nell’industria degli armamenti nucleari

“Dobbiamo affrontare la sfida con urgenza perché, malgrado la fine della Guerra Fredda, il mondo rimane ad un passo dalla catastrofe nucleare e ogni momento è cruciale” – afferma nella prefazione del rapporto Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace nel 1984 e sostenitore della campagna ICAN. “Banche e altri istituti finanziari devono essere chiamati a fare la cosa giusta e sostenere, anziché ostacolare, gli sforzi per eliminare la minaccia di incenerimento radioattivo ponendo fine ai finanzianti all’immorale industria delle armi nucleari” – aggiunge l’arcivescovo anglicano. “Questo splendido e puntuale rapporto aiuterà le persone in tutto il mondo ad dare il proprio contributo, per quanto piccolo, a questa campagna di vitale importanza per un mondo più sicuro” – conclude mons. Tutu nel ricordare che la campagna per sospendere gli investimenti è stata fondamentale nella lotta per porre fine all’apartheid in Sudafrica.

La campagna ICAN attraverso il rapporto invita perciò i cittadini a scrivere e aprire un dialogo con le istituzioni finanziarie sui loro investimenti alle aziende produttrici di armamenti nucleari per contribuire a incrementare la comprensione degli effetti delle armi nucleari e il loro status nel diritto internazionale. “Prestando denaro alle aziende di armi nucleari e acquistando le loro azioni e obbligazioni, le banche e altre istituzioni finanziarie contribuiscono indirettamente a favorire l’accumulo e la modernizzazione delle forze nucleari, accrescendo così il rischio che un giorno queste armi di distruzione possano essere di nuovo impiegate con catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali. Disinvestire (ritirare i propri investimenti) dalle aziende di armi nucleari è un modo efficace per il mondo delle imprese (corporate world) per promuovere l’obiettivo dell’abolizione delle armi nucleari”. (p. 5)

Secondo il rapporto, le nazioni dotate di armi nucleari spendono ogni anno più di 100 miliardi di dollari per il mantenimento e la modernizzazione dei propri armamenti nucleari. Gran parte di questo lavoro viene svolto da società come BAE Systems e Babcock International nel Regno Unito, Lockheed Martin e Northrop Grumman negli Stati Uniti, Thales e Safran in Francia e Larsen & Toubro in India. Numerosi istituti finanziari investono in queste società, fornendo prestiti e attraverso l’acquisto di azioni e obbligazioni.

Tra le 322 istituzioni finanziarie individuate nella relazione, circa la metà ha sede negli Stati Uniti e un terzo in Europa. Le istituzioni finanziarie maggiormente attive nel sostegno alle aziende produttrici di armi nucleari sono Bank of America, BlackRock e JP Morgan Chase negli Stati Uniti, BNP Paribas in Francia, Allianz e Deutsche Bank in Germania, Mistubishi UJF  in Giappone, BBVA e Banco Santander in Spagna; Credit Suisse e UBS in Svizzera e Barclays, HSBC, Lloyds e Royal Bank of Scotland in Gran Bretagna.

Va segnalato che il rapporto non prende in esame le società statali produttrici di armi nucleari in paesi come la Russia, Pakistan e India, così come le piccole aziende private in altri Paesi che partecipano alla produzione di armi nucleari (p. 19): sono quindi escluse tutte le realtà del mondo finanziario che sostengono le società statali di questi paesi.

LE AZIENDE E LE BANCHE ITALIANE

Tra le aziende coinvolte nella produzione di armamenti nucleari e loro vettori il rapporto di ICAN cita anche Finmeccanica, la compagnia italiana di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) è il maggiore azionista (detiene il 32,45% delle azioni). Finmeccanica, a sua volta, detiene 25% delle azioni di MBDA – un consorzio europeo compartecipato dalla BAE Systems (37,5%) e dalla EADS (37,5%) – azienda leader mondiale nella produzione di missili e sistemi missilistici. “MBDA costruisce i missili nucleari ASMPA per le Forze aeree francesi: il missile può essere lanciato dal caccia Mirage 2000N e dal nuovo caccia Rafale. La fabbricazione dei missili non prevede la produzione della testata nucleare che è fatta dall’agenzia governativa Commissariat à l’Energie Atomique. Il missile ASMPA è entrato in servizio nel novembre 2010” – si legge nel rapporto (p. 47).

Tra i maggiori azionisti di Finmeccanica, oltre al MEF, il rapporto identifica Nuveen Investments (oltre 250 milioni di dollari e 5,83% di azioni), Capital Group  (124 milioni di dollari e 1,78% di azioni), BlackRock (105 milioni di dollari e 2,38% di azioni), Libyan Investment Authority (116 milioni di dollari e 2.01% di azioni), UBS (99 milioni di dollari e 2,23% di azioni) e Bestinver (38 milioni di dollari e 0.55% di azioni).

Il rapporto, inoltre, elenca 13 banche italiane o aventi sedi principali in Italia che contribuiscono al finanziamento di aziende produttrici di armamenti nucleari. Tra queste soprattutto Intesa Sanpaolo (con finanziamenti a Bechtel, Boeing, EADS, Finmeccanica, General Dynamics, Honeywell International, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Thales) e  UniCredit (finanziamenti a EADS, Finmeccanica, Honeywell International e Thales)

Le altre banche italiane sono citate nel rapporto per i finanziamenti, prestiti e vendita di azioni o obbligazioni di Finmeccanica: si tratta di Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Gruppo Carige, UBI Banca (che detiene anche obbligazioni della Thales). Banca Leonardo detiene invece obbligazioni di Safran.

Tra le banche ampiamente operative nel nostro paese, il rapporto segnala soprattutto il gruppo francese BNP Paribas (che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti a 14 delle 20 ditte internazionali produttrici di armamenti nucleari) e la tedesca Deutsche Bank (che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti a 13 delle 20 ditte). Il rapporto segnala (si vedano pp. 8-18) anche i gruppi francesi Crédit Agricole (che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti a 11 delle 20 ditte) e Société Générale (per servizi o prestiti e finanziamenti a 11 delle 20 ditte), la tedesca Allianz (per servizi o prestiti e finanziamenti a 9 delle 20 ditte), le svizzere UBS (per servizi o prestiti e finanziamenti a 10 delle 20 ditte) e Credit Suisse (per servizi o prestiti e finanziamenti a 7 delle 20 ditte) e l’olandese ING (per servizi o prestiti e finanziamenti a 4 delle 20 ditte).

“I clienti di queste banche dovrebbero rendere chiaro ai propri istituti di credito che non vogliono assolutamente che i propri risparmi siano utilizzati per finanziare l’industria militare nucleare” – commenta Daniela Varano, attivista italiana ICAN. “E’ importante e urgente, quindi, che i correntisti scrivano a queste banche per chiedere direttive che escludano il finanziamento alle industrie produttrici di armi nucleari e affinché gli istituti di credito rendano trasparente la propria partecipazione e i servizi che offrono alle aziende che producono sistemi sia civili che militari” – conclude Varano.

IL GOVERNO ITALIANO E LA CONVENZIONE SULLE ARMI NUCLEARI

Oltre a tenere d’occhio gli investimenti che permettono la costruzione di componenti di armi nucleari, la campagna ICAN chiede all’Italia di promuovere un dibattito parlamentare sulla posizione italiana rispetto alla Convenzione sulle Armi Nucleari. L’Italia ha spesso svolto un ruolo di leadership autorevole nei negoziati per la messa al bando di armi capaci di provocare sofferenze estreme ai civili come le mine anti-persona e le munizioni a grappolo. Ma sulle armi nucleari l’Italia continua a votare contro le risoluzioni che vengono presentate tutti gli anni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: sono risoluzioni che chiedono di dare inizio a negoziati multilaterali per il disarmo, in ottemperanza alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 1996 nella quale si ribadiva che tali negoziati rimanevano un obbligo giuridico per tutti gli Stati. La maggioranza dei membri dell’ONU sono favorevoli e anche Stati membri sia della Nato che dell’Unione Europea hanno espresso posizioni favorevoli o si sono astenuti.

L’Italia – anche nell’ultima votazione del 2 dicembre 2011 – ha sempre votato contro, non riflettendo affatto l’opinione degli italiani (nell’ultimo sondaggio, nel 2007, oltre il 94% dei cittadini italiani interpellati si sono dichiarati favorevoli ad una Convenzione). “Nel caso di una decisione di fondamentale importanza per l’assetto futuro del diritto internazionale, al fine di perseguire gli alti ideali espressi nella Carta delle Nazioni Unite e nella Costituzione Italiana, è necessario che sia il Parlamento a discutere ed istruire il Governo su come si deve pronunciare l’’Italia” – afferma Lisa Clark di Rete Italiana Disarmo.

Setsuko Thurlow, un superstite del bombardamento atomico di Hiroshima da parte degli Stati Uniti nel 1945, scrive nel rapporto: “Chiunque abbia un conto in banca o un fondo pensione ha il potere di scegliere di investire il proprio denaro eticamente”. I consumatori e clienti delle banche coinvolte che devono pretendere trasparenza ed esigere che le politiche d’investimento delle banche cambino a favore di attività più etiche e sostenibili.

Il rapporto “Don’t Bank on the Bomb” è il primo passo di una lunga serie di azioni a livello nazionale ed internazionale che la campagna ICAN sta mettendo in atto per sensibilizzare i finanziatori privati e pubblici delle aziende produttrici di sistemi nucleari.

La Campagna ICAN

La minaccia rappresentata da oltre 20.000 armi nucleari è un problema di tutti. Ecco perché centinaia di gruppi diversi di oltre 60 paesi si sono riuniti sotto un’unica bandiera – la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi nucleari (ICAN) – nello sforzo di convincere i governi a negozi  are un trattato completo e vincolante per eliminare questi armi. Il lancio della campagna ICAN è avvenuto nel 2007 da parte dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW), una federazione globale di professionisti nel campo della medicina. Oggi, più di 200 organizzazioni fanno parte di ICAN e migliaia di persone ne hanno sottoscritto l’impegno per un mondo libero dalle armi nucleari. ICAN dà voce alla schiacciante maggioranza di cittadini in tutto il mondo che sono a favore dell’abolizione.